Il tradito potrà anche essere un ingenuo, ma il traditore rimarrà sempre un infame!

martedì 20 giugno 2017

Giù il sipario
“Dopo l’abbandono di Anderson, Almirante aveva affidato il Fronte ad un reggente, Franco Petronio, un deputato cinquantenne, con il compito di vigilare sull’attività dell’organizzazione, in attesa di un chiarimento sull’assetto di vertice. Quando l’Assemblea, composta sulla carta da una maggioranza almirantiana e da una consistente minoranza rautiana si riunisce, domenica 5 giugno all’hotel Universo di Roma, Fini e Tarchi di contendono la leadership. È’ un duello drammatico
Rauti sconsiglia al suo pupillo di arrivare alla conta finale. Non vuole lo scontro. E invece Tarchi fa di testa sua. Rauti risponde con un colpo basso: vieta, ad una trentina di suoi seguaci, di votare all’Assemblea. Nonostante lo sgambetto del maestro, per Tarchi è un trionfo: 49 voti su 99 votanti. Il secondo, con 44 voti è Biagio Cacciola, terza Stefania Paternò di Padova (38 voti), ex equo con Duccio Caparvi, il candidato di Romualdi. Fini, il primo degli almirantiani, è solo quinto, con 33 voti. Dopo di lui ci sono Fabio Fatuzzo di Catania (31 voti) e Claudio Virzì di Palermo (27 voti), unico superstite della corrente di Anderson.
Uno smacco clamoroso per Almirante e Fini. Il Secolo, in un resoconto firmato da Mauro Mazza, oggi cronista politico del TG1 dà la notizia della votazione, e riporta l’elenco degli eletti, ma non i voti ricevuti da ciascuno. La graduatoria sarà pubblicata solo qualche tempo dopo da una rivista francese Cahiers europeens, organo di una corrente nazionalrivoluzionaria dl Front National
Sudatissimo, ma terreo, giacca grigio chiara e cravatta, nonostante il caldo torrido, Fini appare sconvolto. Mentre i delegati sciamano verso l’uscita, si avvicina al rivale in jeans e Lacoste verde, e si congratula con lui: “Ti sei preso una bella gatta da pelare” gli sibila nell’orecchio.
Tarchi si schernisce: “Figurarsi, tu sai bene che Almirante è con te….” Gianfranco è troppo abbattuto: “No, guarda, vista la figura, non accetterei mai”
Invece, due giorni dopo fa dietrofront. Accetta e diventa segretario del Fronte, carica che conserverà per dieci anni, trampolino di lancio della sua carriera politica
La scena dell’investitura è raggelante. Convocati d’autorità, si presentano nello studio di Almirante, a palazzo Del Drago, al numero 22 di via Quattro Fontane a Roma, solo quattro dei sette eletti dall’Assemblea. Tra loro Fini e Tarchi. Almirante li squadra con disprezzo, a nessuno porge la mano. “Avete osato sfidare l’autorità del vostro segretario” tuona.
Solo Cacciola tenta una replica. Almirante lo fulmina: “Silenzio ! Non avete diritto di parola. Sceglierò io chi avevo già scelto” cioè Fini. A Tarchi dà il contentino della vicesegreteria.
Commenta oggi Fini: “Era convinto di scegliere il meno peggio”
(Locatelli/Martini, “Duce addio, la biografia di Gianfranco Fini”, Milano 1994)



14 DICEMBRE 1987 
A Sorrento si chiude, dopo tre giorni di dibattito, il XV congresso del Movimento sociale italiano: Gianfranco Fini succede ad Almirante nella carica di segretario. Fu "l'inizio della fine "



COME E’ STATO TRADITO (ANCHE) GIORGIO ALMIRANTE
CREDEVO…, PENSAVO…SPERAVO. INVECE: CHE DELUSIONE…
Dedicato ai “signori di Fiuggi” –L’ otto settembre è giorno memorando/volta la fronte all’ invasor nefando/l’ Italia con l’ antico suo valore/alla vittoria guidò il vincitore-
(C. Malaparte)

Sì, credevo; credevo che i delegati al Congresso del Msi di Fiuggi del gennaio 1995, dopo aver letto le “Tesi Programmatiche di A.N.” avrebbero preso a fischi “l’ideatore” di quella mascalzonata. Invece: che delusione!
   Credevo che dopo la dichiarazione di quel Gianfranco Fini, di trascinare A.N. nel Partito Popolare Europeo (democristiano), ci sarebbe stata una sollevazione popolare. Invece…
    Amico lettore che hai la pazienza di leggermi, dimmi se “quello” è un uomo. Mi correggo: “se quelli sono uomini”, e mi riferisco, oltre al moderno “Giuda” anche ai vari Alemanno, La Russa e altri immorali personaggi che costellano il firmamento dei futuri democristiani del P.P.E..
    Giorgio Almirante, e lo voglio ancora ricordare, poco prima di morire lanciò questo ammonimento: <(…) e un’altra cosa voglio dirvi in questa specie di testamento politico, attenzione alla storicizzazione del Fascismo! (…). Perché questa non sarebbe storicizzazione: sarebbe la liquidazione del Fascismo! IL FASCISMO NON E’ DIETRO LE NOSTRE SPALLE: IL FASCISMO E’ DAVANTI A NOI!|>. Questo è il sunto del testamento politico lasciato da Giorgio Almirante nel 1987. Per “Noi” sono parole sacrosante.
   Il 17 novembre 1986, due anni prima della sua morte, Giorgio Almirante scrisse una lettera all’on. Cristina Moscardini, dove fra l’altro si legge: Puoi stare certa che il mio ultimo respiro sarà fascista, nel nostro senso del termine. Perché, per me, per noi, si tratta della battaglia di tutta la nostra vita>
. Poi, quasi presago di quel che poteva accadere dopo la sua morte, così terminò: .
   Il 22 maggio 1988 il “delfino” del vecchio Segretario del Msi, Gianfranco Fini, in occasione del funerale, poggiata la mano sul feretro del suo maestro, solennemente giurò con queste parole, riportate poi sul “Secolo d’Italia” del successivo 23 maggio: Lo faremo, Almirante! Te lo giuriamo col cuore gonfio di dolore, ma con l’animo colmo di fierezza per essere stati con te in tutti questi anni meravigliosi e terribili nei quali tu ci hai insegnato che le prove più difficili possono e debbono essere vinte (…)
>. Dopo queste parole, quell’”uomo”, che chi scrive queste note disprezza solennemente, osò aggiungere, sempre rivolgendosi agli insegnamenti di Giorgio Almirante:la prova della scissione di palazzo quando i trenta denari della corruzione piegarono i vili (…). Tu Almirante ci hai consegnato un partito forte, orgoglioso e pulito. E forti, orgogliosi e puliti, come tu, col tuo esempio mirabile ci hai insegnato ad essere, andremo avanti insieme con te>.
  
  Tratteggiamo ora il percorso del novello Segretario, di quello dei : 1988, è orgoglioso di consegnare la tessera del Msi a Le Pen; 1989: ; 1990, dichiara che il Fascismo non è mai morto; 1991, ; 1992, capeggia la più grande manifestazione a Roma di “fascisti” (la polizia ha indicato la cifra in 70 mila missini in piazza); 1993, definisce Mussolini il più grande statista del secolo. Sempre in quell’anno dopo la grande vittoria del Msi (solo contro tutti gli altri partiti coalizzati, sinistra e destra), “stranamente” si reca a Londra e a New York, note sedi della Massoneria, la grande nemica del Fascismo, e torna antifascista. 18 giugno 1994, rilascia a “Le Monde” un’intervista nella quale, fra l’altro, disse: , 1995, seppellisce il Msi con l’infame “operazione di Fiuggi”, presenta le aberranti “Tesi Programmatiche” e attesta che , 1996, chiede perdono agli ebrei per gli orrori commessi da Fascismo (forse intendeva parlare di “errori” commessi da Mussolini per aver salvato gli ebrei); 1997, , 1998, fa sapere che bisogna condannare il Fascismo in ogni sua forma, 1999, solennemente dichiara che , 2000, ; 2002, il contrordine: “Mussolini non è mai stato il più grande statista”; 2003, definisce Mussolini e il Fascismo il male assoluto.
   Questo è, ovviamente, un breve sommario del tragitto di Gianfranco Fini il quale, come già accennato, porterà i signori di A.N. nel P.P.E.. E intanto “lui” siede sul più alto scranno del Parlamento italiano; ma è solo un passaggio, perché l’ambizione di questo personaggio non ha limiti. E nella corsa è sorretto da individui altrettanto immorali e privi di scrupoli.
   Il bravissimo Pietro Cappellari mi ha inviato una mail nella quale riporta alcune parti di un’intervista rilasciata da Gianni Alemanno al “Sundey Times”. E’ un capolavoro di meschinità e ipocrisie degne del Gianfranco Fini.
  
A te lettore il giudizio. Al “Sundey Times” Gianni Alemanno, in occasione della vittoria nella corsa al Campidoglio, ha dichiarato: . Poi, dato che il candido mondo italiano è diviso tra “cattivi” e “buoni”, una linea che parte da circa settant’anni fa, dove i “buoni” sono gli antifascisti e i “cattivi”, è ovvio, sono i fascisti, Alemanno, con una serie di contorsioni cerca di rientrare nella categoria dei “buoni” ed ecco la tecnica seguita. “Del resto Alemanno è nato molti anni dopo la fine del ventennio. Dunque non può essere stato né fascista, né ex fascista. Semmai può essere definito ex missino che è altra cosa (scusate, ma il Msi non era un Movimento di chiara impostazione fascista? nda). Ex fascisti sono coloro che aderirono al Pnf durante il regime, magari da giovani ai Littoriali>. E la danza del ventre di Alemanno continua su questa linea. Al che Pietro Cappellari, giustamente risponde: “Alemanno era fascista e come. Me lo ricordo cosa diceva ai tempi del Msi, ai tempi del suo arresto a Nettuno per aver interrotto il corteo presidenziale statunitense. Certo, errori di gioventù dirà qualcuno… Ma certo senza quegli errori il caro amico non sarebbe mai salito nella gerarchia politica del Msi che, poi, lo proiettarono al golgota del firmamento democratico. Una volta tutto ciò si chiamava tradimento, ma oggi di certo non fa testo, questo è solamente “stile”, “opportunità”. Uno stile che comunque mi fa schifo”.
   Caro Cappellari, una volta le parole avevano un senso, una volta, non oggi. “Una volta” l’operazione Fiuggi sarebbe stata chiamata “tradimento”, oggi può essere definita: “operazione democratica”. Ma sempre “schifo” fa, almeno a chi scrive queste note e a Pietro Cappellari. E Cappellari continua: <Incredibile la giustificazione che una persona  essendo nata dopo il Ventennio non può essere fascista. Ma ci prendete in giro? Allora nessuno può definirsi cristiano perché è nato dopo la morte di Gesù Cristo?”.
   Ho letto da qualche parte che lo sport italiano di accorrere in aiuto del vincitore dipende dal fatto che non vuol essere lasciato indietro, cioè che vuole essere partecipe della storia.
    Caro Pietro, vorrà dire che “Noi” non siamo italiani; d’altra parte aver per compatrioti simili personaggi non è una grande perdita.
    Avrei voluto concludere con un “credevo”…, ma è troppo tardi, concludo, più appropriatamente, con un:“che schifo”!!!
Filippo Giannini


Lettera scritta dall' Avvocato Scaroni a Fini
“Avendo appreso dall’ultimo numero della nostra rivista l’importo del contributo di Euro 52,00 da te inviato all’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, a salvaguardia della memoria dei nostri gloriosi Caduti e a nome dei superstiti Combattenti della Repubblica Sociale provvedo a restituirti detta somma che, se accettata, suonerebbe offesa per i Soldati dell’Onore da te misconosciuti e condannati.” Allegato assegno bancario di 52 euro.





29 luglio 1983, Predappio, centenario della nascita di Benito Mussolini. Vittorio Mussolini accompagnato da Fini e Almirante



RICORDO DI ALMIRANTE

(di Gianfranco Fini)

IL CAMMINO CONTINUA
E’ morto un grande italiano. Un italiano di quella Italia che ha dato al mondo Dante, il “suo” Dante, Macchiavelli, San Benedetto, che ha dato i filosofi più profondi, i legislatori più sapienti, i capitani più ardimentosi, gli esploratori più intraprendenti, i santi più universali.; un italiano di di quella Italia che ha percorso il mondo, che lo ha incivilito, che ne ha sterrato le pietre aridi facendole diventare giardini fecondi, che ha versato il suo sudore e il suo sangue a Nord, a Sud a Est e a Ovest, nelle Americhe e in Russia, in Africa e in Australia non meno che in Europa, che ha navigato su tutti i mari, che ha gettato le ancore delle sue navi in tutti i porti; un italiano di quella Italia del lavoro operoso e dell’intelligenza acuta, della disciplina e del avventura, dei migranti e dei mercanti, dei contadini e degli artigiani, dei costruttori e degli scienziati, degli artisti e dei poeti; di quell’ Italia ghibellina e schietta che ha costruito la civiltà dei nostri Comuni, delle nostre contrade sassose e fiorite, che ha fabbricato villaggi e metropoli, che ha eretto le torri civiche accanto ai campanili solenni delle nostre mille e mille città, un italiano di quella Italia invasa, spezzettata, devastata, offesa, insultata, umiliata, calpestata dai barbari antichi e nuovi; di quella Italia dignitosa nella schiavitù, coraggiosa nella sfortuna, serena nelle avversità, clemente nella fortuna e misurata nella gloria; di questa Italia oppressa e ricattata che ci portiamo nella carne e nel sangue. Giorgio Almirante era il campione di questa Italia. Era un italiano coerente, tenace, pulito, coraggioso. E’ stato uno dei più grandi protagonisti della storia, non solo politica, di questa Italia che anche lui si ostinava a chiamare “adorabile”. L’ ha percorsa tutta come un apostolo instancabile dell’ idea che egli, con un pugno di coraggiosi, ha rialzato quando la sconfitta l’ aveva gettata a terra. Le ha parlato con quella parola ineguagliabile che era un donno di Dio, con quella voce dolcissima che mai potrò dimenticare. L ‘ha accarezzata con quei suoi occhi celesti e puliti che qui ancora ci guardano. L’ ha attraversata tutta, villaggio per villaggio, città per città, contrada per contrada, valle per valle, per 40 lunghissimi anni, con, in alto, altissima, LA BANDIERA PULITA E STUPENDA DELL’ ONORE E DELLA FEDELTA’ AL SUO FASCISMO, CHE OGGI E’ IL NOSTRO, fedeltà alle alle radici che sono le radici di un Popolo e non di una sua parte, che “sono” la Storia di questa gente meravigliosa che lui ha tanto amato anche quando la legge della fazione la scagliava contro questo partito suo e nostro. E’ morto un uomo che non può morire. Un uomo che ci HA CONSEGNATO QUELLA IDEA, QUELLA BANDIERA, QUELL’ ONORE E CHE IN QUESTO MOMENTO CI DICE DI DOVER ANDARE AVANTI. LO FAREMO, ALMIRANTE. TE LO GIURIAMO COL CUORE GONFIO DI DOLORE, ma con l’ animo colmo di fierezza per essere stati con te in tutti questi anni meravigliosi e terribili nei quali tu ci hai insegnato che le prove più difficili possono e debbono essere vinte.
Tu, Almirante, hai vinto la prova della persecuzione dei primi anni ’70 quando il regime voleva imbavagliarti. Hai vinto la prova del terrorismo che nell’ arco di tredici anni ha ucciso 20 tuoi e nostri ragazzi, dai fratelli Mattei a Ugo Venturini, da Carlo Falvella e Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Hai Vinto la prova della scissione di “palazzo” , quando i trenta danari della corruzione piegarono i vili. Tu, Almirante hai vinto tutto questo e ci hai consegnato un partito forte, orgoglioso e pulito.
E, forti, coraggiosi e puliti, come tu, col tuo esempio mirabile, ci hai insegnato ad essere, andremo avanti insieme con te. Perché tu, Almirante non ci lasci. Tu resti fra noi, alla nostra testa, in piedi, come sei sempre vissuto. Grazie per quello che ci hai consegnato. Grazie per quello che mi hai insegnato.

Da “Il Secolo d’ Italia” – 23 Maggio 1988

IL TRADITO PUO’ ESSERE UN INGENUO, 
MA IL TRADITORE E’ SEMPRE E COMUNQUE UN INFAME
(Benito Mussolini)


LETTERA DI GIORGIO ALMIRANTE